«Ci è andata di lusso»: la paura a bordo del Frecciarossa Reggio Calabria/Torino

La riflessione e la testimonianza di una passeggera a bordo del frecciarossa rimasto bloccato sui binari a causa del maltempo.
“Ci è a andata di lusso. Lo dicono le persone da una fila all’altra, quasi con un sorriso. Ma negli occhi c’è ancora tutto quello che è successo.

Il mio compagno mi ha stretto la mano. Forte. Con il terrore negli occhi. E non l’ha lasciata fino a quando il treno non si è fermato.
È stato quello, più di ogni altra cosa, a darmi la misura di quello che stava accadendo.
Perché la paura la riconosci anche quando nessuno la nomina.
La vedi negli occhi della ragazza cinese davanti a me. Nel volto del ragazzo che potrebbe essere mio figlio. Nei sorrisi che arrivano dopo le lacrime, quasi a dirsi reciprocamente: «Va tutto bene, siamo qui».
E allora comincio a parlare con loro. Da una fila all’altra. Scambio parole, informazioni, qualche sorriso. Mi viene naturale fare quello che faccio quando vedo l’ansia negli altri: cercare di occuparmene. Rendermi utile. Forse anche per tenere a bada la mia.
Intanto il treno è fermo e il tempo sembra avere un’altra velocità.
La batteria del telefono scende. E quel numero che normalmente non guarderesti nemmeno diventa improvvisamente importante. Perché il telefono è il filo che ci lega a casa, alle persone che aspettano di sapere che stiamo bene.
La gente va e viene. I Vigili del fuoco corrono nei corridoi. Si incrociano domande, voci, informazioni. E noi aspettiamo.
Fuori, sotto il treno, ci sono quei cavi che il macchinista ha visto cadere.
E proprio lui merita, più di tutti, un pensiero.
Ha visto arrivare il pericolo e ha reagito immediatamente, fermando il convoglio. Una decisione presa in pochi istanti, mentre davanti agli occhi gli cadevano i cavi.
Ha mantenuto la lucidità quando serviva.
Poi, quando tutto si è fermato, è arrivato il crollo emotivo.
Forse succede così: finché devi proteggere gli altri, non hai tempo per avere paura. La paura arriva dopo.
E mentre penso a lui, guardo ancora una volta questo vagone pieno di sconosciuti diventati, per qualche ora, una piccola comunità.
Ci siamo parlati. Ci siamo rassicurati. Ci siamo sorrisi con gli occhi ancora lucidi.
E forse «ci è andata di lusso» è davvero la frase giusta.
Perché oggi potevamo raccontare un’altra storia.
Oppure potevamo non poterla raccontare per nulla.
Invece siamo qui. In attesa di ripartire. Anzi di essere riportati di nuovo da dove siamo partiti.
E prima di farlo, però, c’è una cosa che vorrei fare.
Un applauso al nostro macchinista.
Non soltanto perché ha fermato il treno.
Ma perché, in quei pochi secondi in cui tutto poteva accadere, ha avuto la lucidità di pensare prima alla cosa giusta.
E oggi, su questo treno, questa cosa la sentiamo tutti. Grazie a te macchinista! Grazie a te Dio!”

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